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    Ultimo.


    Lei rappresentava tutto per me - la speranza del mio futuro nei miei sogni. Lei era l'unica persona che mi stavo coltivando, e non avevo bisogno di altri; lei si era affrettata ingiustamente ad unirsi ai miei nemici.
    Riconoscenza di non dover continuare, e trascorrere umiliazioni per umiliazioni. Perchè l'opposto?
    La decisione di interrompere l'apparire. Lei, non termini il suo - io, la penso.

    10.


    In quanto destino della necessità, la verità è l’apparire dell’esser sé dell’essente in quanto tale (ossia di ogni essente); e cioè l’apparire del suo non esser l’altro da sé, ossia dell’impossibilità del suo divenir l’altro da sé, ossia del suo essere eterno. L’apparire dell’essente è l’apparire della totalità degli enti che appaiono. Le parti sono un molteplice. L’apparire di una parte è la relazione dell’apparire trascendentale a una parte di tale totalità. Ciò significa che esiste una molteplicità di queste relazioni. In questo senso, molteplice non è solo il contenuto che appare, ma anche il suo apparire.

    9.


    No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno  la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa - da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza - e non un dovere, non una fatalità, non una fede. La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere.

    8.


    Nebbia

    Soffocamenti tra il pensiero del passato ed il breve futuro.
    Partecipe delle lacrime, la morte che assale.
    Sfuggente ai ripari, divora ricordi.
    Imperfette righe descritte negli occhi,
    tramonto per attimi fuggiti.
    Vento sul palmo di mani,
    riapre la visione dell'immaginazione.
    Recesso il tatto delle palpebre sul volto,
    la desolata profondità avvolge.

    7.


    Infinito contabile

    Riflesso.
    Bagliore d'alba sul vetro asciutto della finestra.
    Istigato al pensiero del nuovo giorno,
    che passa inesorabile.
    Errando ad una vita mai voluta.
    Appassiti fiori.
    L'ebrezza dell'inizio della nuova stagione:
    l'autunno.
    Affogate le candele del disco luminoso,
    che calante sfavilla tra la marea.
    Inarrestabile,
    calare del dì.
    Propongo espressione al cielo,
    creature soffuse di luminescenza.
    Alzando le mani,
    estrapolante rancore.
    Battito di ciglia.
    Nuove incandescenze.

    6.


    Destinazione

    Perduto tra grida,
    dinanzi cancelli
    sovralco la linea della fine.
    Chiusura.
    Nebbia soffusa.
    Quiete.

    5.


    Dissolvenza

    Celato nell'astratto,
    mi dirigo in posti che non mi appartengono.
    Consciamente osservo.

    4.


    Allontanamento

    Separazione.
    Ignoto luogo mi prelude.
    Foglia al vento.
    Lieve distacco.
    Limpide scosse.
    Torpore.
    L'acqua si arresta.
    Chiusura dell'inconscio.

    3.


    Silenzio

    Angoscia,
    strazio,
    fatica,
    affanno..
    sospiri dinanzi la finestra.
    Tormento.
    Osservo di lungo desolate lande,
    sovralco confini errando.
    Monotono.
    Verità.
    Tintinnii di pioggia.
    Cupo.
    Battere di palpebre più accennato.
    Realtà.
    Fragile.
    Rivolgo il guardo sotto me.
    Altezza contabile.
    Sussurro parole.
    Distolgo le mani tremolante.
    Estrapolo timore.
    Convinzione.
    Tutto giace.

    2.

     
    Fonte di salvezza
     
    Erro tra astrazioni,
     loculi della mente ormai svanita,
     ignoti breviari sbramati da palmi letargici.
     Suscito ambiguità.

    1.


    Non è possibile dire cosa è un fiume senza ricordare che l'acqua scorre, ed è questo scorrere a formare il fiume, che dunque non è mai esattamente uguale a se stesso. Ciò significa che non è possibile affermare che siamo scesi due volte a fare il bagno nello stesso fiume. Sembrava lo stesso, ma non lo era. Anzi, neppure noi siamo esattamente gli stessi: siamo cresciuti rispetto ad un anno fa, non è lo stesso avere quindici o sedici anni, trentanove o quaranta. Sappiamo di essere sempre noi, come sappiamo che quello è sempre lo stesso fiume, ma sappiamo contemporaneamente di essere cambiati, e che anche il fiume, come tutto l'universo intorno, lo è.